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GIANFRANCO
PASQUINO. DIARIO DI UNA POST CANDIDATURA Alla fine, non ho davvero potuto accettare di essere candidato alle primarie di Bologna. Le regole, ancorché pasticciate, erano chiare. Dovevo raccogliere, ahimé, nello spazio di meno di una settimana, almeno 386 firme di iscritti al Pd oppure ottenerne 46 dai componenti dell'Assemblea cittadina. Purtroppo, non ci è stato dato accesso all'elenco degli iscritti, e sembra che un qualche guasto al server non abbia consentito di raggiungere neppure quel terzo di iscritti dotati di posta elettronica. Infine, i Circoli del Pd, tranne quello dove sono iscritti alcuni miei collaboratori, non hanno offerto nessun sostegno. Il giorno in cui si chiudeva la raccolta delle firme il candidato Flavio Delbono ha fatto sapere che 46 dei componenti dell'Assemblea cittadina che avevano, immagino, cambiato opinione, presumibilmente ritirando la firma apposta sulla sua candidatura per spostarla sulla mia. Non soltanto, ma lui stesso e un altro candidato, Maurizio Cevenini, dichiararono di volere firmare per me. Ho ritenuto che entrambe le mosse violassero platealmente la lettera e lo spirito delle regole. Pochi giorni prima, la mia esplicita richiesta di un numero sufficiente di firme all'Assemblea cittadina, frequentata da poco più di un terzo degli aventi diritto, era stata accolta in parte con grande indifferenza in parte con insofferenza e, persino, con palese ostilità. Tuttavia, le firme «di Delbono» irregolarmente smistate avrebbero potuto rendermi prigioniero e subalterno. Dunque, non mi era più possibile, politicamente ed eticamente, accettare di essere candidato. Mi spiace soprattutto per quelle 1.400 persone, fra le quali 290 iscritti al Pd che, con la loro firma, hanno sostenuto spontaneamente e con entusiasmo la mia candidatura. Non sono candidato, ma non mi sono neppure ritirato. |
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